Recensione: Noah

Negli Stati Uniti “Noah” è stato preceduto da polemiche molto animate in quanto non fedele alla vicenda biblica. Pare che la Paramount Pictures abbia mostrato 3 diversi montaggi preliminari a gruppi cristiani (senza che il regista lo sapesse) ottenendo solo critiche.
Come risultato, il film ha incassato quasi 44 milioni di dollari nel primo weekend di programmazione, solo negli U.S.A.
Io aspettavo con ansia che il film uscisse nelle sale, quindi mi sono unita ai miei vicini del sud e sono corsa al cinema.
Non perchè io sia interessata al dibattito religioso, non lo sono minimamente.
Ma primo, perchè questo è un film di Darren Aronofsky.
La prima volta che ho sentito parlare di lui è perchè Rachel Weisz stava divorziando da lui per Daniel Craig; poi ho visto “The fountain – L’albero della vita”, un complicato intreccio di 3 storie (una passata, una presente ed una futura) di uomini che cercano di rendere eterno l’amore, con esiti differenti. Eppoi ovviamente è arrivato “Il cigno nero”, il film che mi ha insegnato tutte le possibili sfumature del termine inquietante… ed avevo deciso che il prossimo film di Aronofsky avrebbe risolto il dilemma “pazzo o genio?”
E secondo, perchè ammetto di avere un debole per Russell Crowe. L’uomo Russell Crowe lo detesto, da quella storia di telefoni tirati a concierge innocenti perchè non si riusciva a prendere la linea con l’Australia. Ma ammiro l’attore Russell Crowe: da quando ho visto “Insider – Dietro la verità” poi non mi sono persa quasi nessun film in cui lui è il protagonista.
Sì, incluso “Mystery, Alaska”.

poster-italiano-di-noah
TRAMA
Fino a domenica, tutto quello che sapevo di Noé è che quando ad un certo punto Dio era parecchio scontento del genere umano da decidere di annegarlo, Noé era l’uomo buono e giusto che Dio selezionò per salvare gli animali, le creature innocenti. Per far ciò, Noè costruì un’arca che riempì con un esemplare maschile ed uno femminile di ogni specie, e poi aspettò che il diluvio universale finisse e la terra riemergesse dalle acque.
Ho già premesso che non sono forte in faccende religiose, vero?
Domenica scorsa ho imparato anche che:
– Noè indossava pantaloni, e non una tunica di qualche sorta
– Noè discendeva da Seth, il terzo figlio di Adamo ed Eva, il fratello di Caino e Abele, quello cui fu affidata la conservatione del creato di Dio. Questo compito venne tramandato di padre in figlio fino a Noè.
– Noè aveva una moglie (Jennifer Connelly) e 3 figli: Sem, Cam and Jafet.
Chiaramente la discendenza di Caino aveva fatto un lavoro migliore nel razziare il Creato di quanto non avessero fatto quelli di Seth nel preservarlo, dal momento che la Terra è una distesa desolata ai tempi di Noè. Una notte Dio parla a Noè, o meglio gli fa avere delle visioni in sogno, e le visioni hanno questo problema: vanno interpretate.
Così Noè affronta con tutta la famiglia il viaggio verso la montagna dove si è ritirato suo nonno Matusalemme (Anthony Hopkins) e la visione comincia a svelarsi: Dio farà piovere fino a che il mondo intero sarà sommerso; Noè dovrò trarre in salvo tutte le piante e gli animali, in modo che il mondo possa ricominciare daccapo.
Con l’aiuto dei Grigori (angeli caduti, adesso giganti di roccia, desiderosi di mostrarsi pentiti agli occhi di Dio) Noè costruisce l’arca, ed accoglie gli animali.
Ma naturalmente la migrazione degli animali attrae l’attenzione indesiderata dell’auto-proclamatosi Re degli Uomini, che si prepara ad impadronirsi dell’arca. Grazie a Dio (chi altro?) il Diluvio Universale comincia molto opportunamente quando il re degli uomini attacca.
Il problema con l’interpretare le visioni sulla volontà di Dio è che puoi fraintere: vediamo Noè chiuso nell’arca che resiste alle urla strazianti che provengono dagli ultimi uomini che stanno morendo di fuori, perchè Noè è certo che Dio non vuole che l’umanità sopravviva.
Ma le cose sono diverse quando deve fronteggiare l’inattesa gravidanza di Ila (Emma Watson), la moglie di suo figlio maggiore, salvata ed adottata quando era una bambina, e ritenuta sterile.
Tutti sappiamo che l’umanità è sopravvissuta, quindi nessuno spoiler se dico che alla fine Noè non ce la fa ad uccidere i suoi nipotini, e per questo lo vediamo ubriaco (dal che si capisce che sapeva fare il vino) e disperato perchè ha deluso Dio.

IL MIO INSINDACABILE GIUDIZIO
“Noah” mostra un Dio muto e lontano che ordina uno sterminio di massa ad un uomo la cui missione passa dalla conservazione alla distruzione. Strano che abbia urtato i cristiani, eh?
Eppure, anche nella Bibbia, Dio l’ha comandato, e Noé l’ha eseguito.
Questo film ci mostra come l’uomo Noè cambi, da amorevole marito e padre e custode compassionevole, a duro capofamiglia e spietato giudice.
Casomai qualcuno non ci arrivasse da solo, Aronofsky fa dire a Crowe una battuta rivelatrice: al figlio che gli dice che Dio lo ha scelto perchè era un uomo buono, Noè risponde seccamente che Dio lo ha scelto perchè sapeva che lui avrebbe portato a termine il compito, nient’altro.
Siccome noi sentiamo e sappiamo che gli sforzi di Noè sono diretti allo scopo sbagliato, è difficile tifare per lui.
Come pubblico, abbiamo bisogno di identificarci nei personaggi, oppure, se il personaggio è un grand’uomo, abbiamo bisogno di ammirarlo, di farci ispirare dalla sua grandezza.
Così ci troviamo disorientati quando quello che vediamo rappresentato è il lato oscuro di un grand’uomo, e scommetto che questo era esattamente lo scopo di Aronofsky.
Tornando a questioni puramente cinematografiche.
Penso che la sequenza della (tentata) conciliazione tra la creazione in 7 giorni come nella Genesi e il riassunto evoluzionista fast-forward, sia molto ben fatta. Penso che anche questo abbia urtato i cristiani…
Mi è piaciuto l’arrivo degli animali nell’arca.
Mi è piaciuta la forma dell’arca, ed il modo in cui il progetto si forma nella mente di Noè.
Mi è piaciuto il Noè sconfitto ed ubriacone di Russell Crowe, davvero disperato mentre cerca comprensione ed anche perdono, sia da se stesso che dalla sua famiglia alienata.
Non mi è piaciuta la scena della battaglia sotto l’arca, che somiglia un po’ troppo alla presa di Isengard, con tutta quell’acqua ed i Grigori che sembrano Ent in versione di pietra.
Non mi è piaciuto il cattivo, il re degli uomini: cattivo bidimensionale, e poco altro.
Penso che tutti i drammi interfamiliari (Cam che passa al lato oscuro) sono solo accennati e perciò un po’ deboli.
Ad ogni modo, un film interessante, come minimo.

Voto: 7 / 10

Orecchiette / Comments

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