Recensione: The monuments men

Lunedì era festa qui in Alberta, quindi domenica sera siamo infine potuti andare al cinema a vedere “The monuments men”. In Italia dovrebbe essere uscito il 13 febbraio scorso, e se siete in dubbio se andare, magari vi sarà utile la mia recensione!

Monuments-Men-in-italiano-
TRAMA
Verso la fine della II Guerra Mondiale, il curatore del museo di Harvard Frank Stokes convince il Presidente Roosevelt che è necessario sforzarsi di preservare il patrimonio artistico dell’Europa sia dagli effetti della guerra (viene esplicitamente menzionato il bombardamento alleato su Montecassino) sia dalle razzie dei nazisti, impegnati nell’allestire la collezione di quello che dovrà diventare il Fuhrer museum a Linz, città natale dell’imbrattatele frustrato più tristemente famoso della Storia.
La squadra comprende esperti d’arte, curatori di musei, scultori, architetti, che ci vengono presentati uno alla volta, all’atto del reclutamento, mentre sono impegnati ciascuno nell’attività che sa fare meglio: una chicca è James Granger (Matt Damon) in posa michelangiolesca su un trabattello (vedi Cappella Sistina).
Vestiti improbabilmente in abiti militari questi magnifici 7 ricevono un addestramento militare molto di base, e poi partono verso il fronte, o anche dietro le linee nemiche, dove si trovano le opere d’arte da mettere al sicuro (tra queste spiccano la pala d’altare di Jan Van Eyck a Gand, la Madonna con bambino di Michelangelo a Bruges).
Tra una disavventura e l’altra, un po’ comiche un po’ tragiche, i nostri eroi riescono nell’impresa di salvare un gran numero di opere dai Nazisti che volevano trafugarle e dai Russi che avanzano da Est e che non hanno alcuna intenzione di restituirle.
Restituire le opere alle popolazioni è invece la tattica vincente degli yankees, che così vincono la diffidenza di Claire Simone (Cate Blanchett), impiegata di un museo parigino che ha marcato le opere trafugate e diligentemente riportato il proprietario.

IL MIO INSINDACABILE GIUDIZIO
Questo n-simo (ed intempestivo?) tentativo di George Clooney di mostrare all’Academy che è meglio come regista che come attore potrebbe raggiungere lo scopo, ma forse non nel senso da lui desiderato…
Cast stellare e tema a prova di bomba non sempre bastano a fare un gran film: “The monuments men” è un film molto solido, di genere incerto, su un argomento interessante, almeno per chi scrive, che ne sapeva davvero poco.
Ad esempio non sapevo che Hitler avesse ordinato di distruggere le opere d’arte rubate in caso di caduta del Reich, nella scena più scioccante e furbetta di tutto il film.
Anche se le 2 ore passano agevolmente, e capitano anche delle belle risate (qui a Fort Mac, nel Canada che parla inglese, la sala è esplosa sul francese di Matt Damon), devo dire che mi è difficile trovare qualcosa che mi sia davvero piaciuto, forse perchè non c’è nessun aspetto che sia stato accentuato: le situazioni comiche non sono comicissime, le situazioni drammatiche non sono drammaticissime e la corsa contro il tempo non sembra tutta questa corsa.
Stessa considerazione per gli interpreti: nessuno spicca. Particolare menzione di demerito per George Clooney, che da regista ed autore del film ritaglia per George Clooney attore del film la scena chiave del finale, in cui Stokes affronta il solito, ottuso tedesco delle SS: impossibile non pensare a Brad Pitt/Aldo Raine in “Bastardi senza gloria”, confronto impietoso per il povero George.

Voto: 6

Per approfondire: Robert Edsel “Monuments Men, eroi alleati, ladri nazisti e la più grande caccia al tesoro della storia”, Sperling & Kupfer, scritto insieme a Brett Witter.

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