Remembrance Day 2013

Paese che vai, festività che trovi.
In Canada ci sono le festività religiose cristiane (Natale & Santo Stefano, Pasqua) ma tutte le altre sono legate all’ambito civile; inoltre per evitare ponti e salvaguardare il PIL (vedi nota), a parte le festività a data fissa, che cadono il giorno che capita ogni anno, tutte le altre festività sono di lunedì: Labour Day, il primo lunedì di settembre; Thanksgiving, il secondo lunedì di ottobre, e così via…
Be’, quest’anno il PIL canadese è stato particolarmente fortunato, perchè il Remembrance Day , che si festeggia l’11 novembre, è caduto di lunedì.
Si tratta una festività comune a tutto il Commonwealth, in cui si ricordano i membri delle forze armate che sono caduti durante tutte le guerre e si festeggia dall’anno successivo alla fine della Prima Guerra Mondiale, nella data dell’Armistizio, tanto che prima era chiamato Armistice Day.
Il Remembrance Day è anche noto come Poppy Day: il papavero rosso è diventato il simbolo della remembrance, a causa di una poesia “In Flanders Fields”, scritta da un medico militare, John McCrae, in occasione del funerale di un suo amico e commilitone nella battaglia di Ypres nelle Fiandre.

We are the Dead. Short days ago
We lived, felt dawn, saw sunset glow,
Loved and were loved, and now we lie
In Flanders fields.

If ye break faith with us who die
We shall not sleep, though poppies grow
In Flanders fields.

Ora, si dà il caso che che l’autore fosse Canadese, dell’Ontario per l’esattezza, e la leggenda vuole che i suoi commilitoni abbiano recuperato la poesia dal cestino dove McCrae, insoddisfatto, l’aveva gettata.
Comunque sia andata, qui in Canada il 90% delle persone che ho incontrato nelle ultime due settimane aveva appuntata sul soprabito la spilletta a forma di papavero venduta a sostegno dei veterani.
Poi, siccome tutto il mondo è paese, ed anche qui c’è stato chi ha proposto in alternativa (o in abbinamento) un papavero bianco con la scritta PEACE… e questo ha scatenato polemiche (da parte del presidente dell’associazione dei veterani) ed editoriali (da parte di tutte le testate giornalistiche del paese), come se fossimo in Italia.
Alla fine però, quello che si è visto nelle cerimonie ufficiali con le famiglie dei caduti in Afghanistan e nelle interviste per strada, è una popolazione che ringraziava i suoi morti che si sono sacrificati per la libertà.
Questa cosa mi ha colpito molto, perchè correva l’anno 1812 l’ultima volta che il Canada ha visto truppe straniere sul suo territorio ed i confini del Canada non sono in discussione dal 1819, quando il 49° parallelo è stato identificato come la linea di confine con gli USA.
Perciò la libertà di cui parlavano le persone intervistate in realtà è libertà di altre popolazioni: gli Afghani, gli Iraqeni, gli ex-jugoslavi, e tornando ancora più a ritroso la nostra, degli Europei.

Non posso fare a meno di notare che in Italia il 4 novembre non è più festa nazionale dal 1977, da quando per aumentare i giorni di lavoro è stata resa festa “mobile”, da celebrare la prima domenica di novembre.
E che comunque la denominazione di “Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate” non ispira esattamente lo stesso spirito di partecipazione e di empatia.

In_Flanders_fields_handwritten

Nota: citazione di un noto uomo politico italiano.

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