The casual vacancy

Quelli che mi conoscono in carne ed ossa, mi hanno sentito dire almeno una volta che io considero Harry Potter il fenomeno letterario della mia vita, intendendo IL fenomeno letterario cui ho assistito in vita mia.
Non fenomeno editoriale, eh? ma proprio fenomeno letterario.
(Per coloro che non mi conoscono in carne ed ossa, e che dopo la mia affermazione di poche righe fa volessero farsi un’idea dei miei gusti letterari, qui c’è la mia top 30.)

Io sono una grandissima fan di JK Rowling: mi piace il suo stile nello scrivere; mi diverte la sua ironia, so british; ammiro il modo neutrale con cui caratterizza i personaggi; mi stupisce e mi esalta la precisione con cui i minimi dettagli si incastrano nello svolgimento generale della trama; invidio la sua capacità di invenzione, di creare un mondo dal nulla, un mondo completo di flora, fauna e vocabolario.

Era quindi inevitabile che io leggessi il primo libro di JK Rowling dopo la saga di Harry Potter, e il suo primo libro per adulti inoltre.
jkrowling_casual_vacancy_cover
In questo libro ho ritrovato tutte le caratteristiche della scrittrice JK Rowling.
Io l’ho letto in inglese, e mi stupisce sempre quanto è espressivo e preciso lo stile.
Non ci sono Fred & George in questo libro, e l’ironia è al servizio della storia.
La trama naturalmente non si può neanche accennare senza correre il rischio di riscrivere tutto il libro, tanto è intricata… mi limiterò a dire che non ci si allontana mai molto dall’ameno villaggio di Pagford, in cui il giovane consigliere parrocchiale Barry Fairbrother muore di ictus all’inizio del romanzo, lasciando vacante il suo seggio. Da questa vacancy prende il via tutta una serie di dinamiche (non del tutto ignote a chi abbia partecipato ad una riunione di un condominio molto numeroso…) che ci fanno conoscere piano piano il paesino di Pagford, e tutte le sue personalità eminenti e non, tutte legate in qualche modo a Barry Fairbrother, ed i loro rapporti all’interno della comunità e della famiglia.
C’è letteralmente di tutto, dall’aristocratico di terzo piano al tossicodipendente che vive di sussidi, dal proprietario di negozio all’assistente sociale, dal cardiochirurgo immigrato dall’India all’operaio traffichino.
I personaggi ed i loro rapporti reciproci non sono descritti dalla Rowling (che come sempre è narratore onnisciente), che preferisce farci fare la nostra idea vedendo a turno le situazioni dal punto di vista dei personaggi stessi, con un incastro di prospettive multiple.
Poichè l’oggetto del contendere è un seggio nel consiglio parrocchiale, la politica nazionale è assente, ma non per questo non si parla di politica nel libro. Anzi, ce n’è molta, intendendo con il termine “politica” la contesa tra modi contrapposti di vedere il mondo.
E quella che in UK chiamano la Middle Class non ne esce proprio benissimo.
E se è assolutamente vero che non è un libro per ragazzi (con le tematiche assolutamente dure che vengono affrontate e con le scene anche molto crude che vengono rappresentate), è pur vero che ci sono molti ragazzi nella trama: sono ragazzi un po’ più grandi di Harry Potter, e c’è molto da apprezzare anche nella descrizione dei rapporti tra questi figli adolescenti e i loro genitori.

In conclusione, il libro mi è piaciuto e lo consiglierei a chiunque.
Voto: 7 e mezzo

Ovviamente ho scelto di leggerlo perchè è un libro della Rowling.
Fermo ciò, credo di essere abbastanza obiettiva da dire che mi è piaciuto perchè è un buon libro.
Ma rimango con un dubbio: questo tono accondiscendente… mica lo starò penalizzando perchè è “solo” un buon libro e dalla Rowling mi aspettavo un capolavoro?

Orecchiette / Comments

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