Quebec City

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Quebec city, o come dicono i suoi abitanti francofoni Québec, è una delle città più antiche di tutto il Nord America, l’unica fortificata, nonchè sito indicato dall’UNESCO come patrimonio mondiale dell’umanità.

002. Frontenac r
Perciò è curioso che il simbolo della città, quello che molti (me compresa) credono sia il municipio o una qualche altra sede istituzionale, sia in realtà un hotel, costruito nel 1893: lo Chateau Frontenac

A parte ciò, è quasi sconcertante passeggiare per Vieux-Québec, la parte vecchia della città: si ha la sensazione, la convinzione di essere in Europa, in Francia, magari non a Parigi, in qualche città più modesta… che so, una cosa tipo Nancy. E di continuo questa convinzione viene messa in dubbio da qualche particolare, da qualche dettaglio tipicamente nordamericano… l’assenza totale di macchine Renault, per esempio!


Abbiamo imparato che Québec è stata fondata sul promontorio del Cap Diamant nel 1608 da Samuel De Champlain e che è passata sotto il dominio inglese nel 1759 dopo la battaglia delle Plaines d’Abraham; che la parte vecchia è divisa in Haute Ville e Basse Ville; che Québec si trova proprio dove il corso del San Lorenzo si allarga e quindi il suo porto era il più importante del Canada, almeno fino all’avvento delle navi a vapore; che la sua Citadelle fortificata è l’unica al mondo ad essere ancora attiva da un punto di vista militare essendo la sede dei “Van Doos” (vingt-deux) l’unico reggimento francofono dell’esercito canadese…
Abbiamo imparato che il motto del Québec è “Je me souviens”, io mi ricordo: sta scritto dappertutto, dalla sede del Parlamento québécois alle targhe automobilistiche, e sta a significare che la popolazione francofona si ricorda delle sue origini, della sua cultura, delle sue peculiarità.

Be’, noi siamo soprattutto contenti che che si ricordino delle origini franzose quando cucinano, dato che siamo venuti a Québec anche per rifarci delle privazioni alimentari che siamo costretti a sopportare in Alberta, dove si mangia solo manzo, maiale e pollo (se è carne), oppure salmone o trota (se è pesce).
La visita al Marché du Vieux-Port ci ha subito rinfrancato a questo proposito: moutarde allo sciroppo d’acero, vasetti di patés e terrines di ogni animale commestibile, il banco della pasta fresca e quello degli insaccati di aspetto non post-atomico, pomodori che profumavano di pomodori…
Incoraggiati dalla visita al mercato, ci siamo diretti al ristorante Le Marie Clarisse (sulla terrazza più bassa dell’ escalier Casse-cou, proprio accanto alla funiculaire che da rue petit champlain porta alla terrasse Dufferin). Abbiamo mangiato quaglie e red snapper (un pescione atlantico-caraibico), ma il menu cambia ogni giorno, il che è sempre un buon segno.


Un’altra tradizione francese è quella delle numerose creperies bretonnes presenti in città: noi abbiamo provato Le Billig (526, Rue Saint Jean, fuori dalle mura, nel quartiere Saint Jean Baptiste).
Le galettes (crepes di grano saraceno) di per sè erano un po’ troppo sottili e biscottate per i miei gusti, ma il piatto era complessivamente molto soddisfacente, perchè il ripieno era ottimo: abbiamo provato la Béarn (confit de canard, con spinaci, chèvre e composta di cipolle) e la Savoyarde (pancetta, patate, gruyère e brie). Abbiamo apprezzato anche la crepe dessert Salidou, al caramello salato (è una mia grossa passione) e crema Chantilly.

E poi naturalmente i francesi sanno che il coniglio si mangia… quando ho chiesto al macellaio di Fort Mac se mi ordinava del rabbit, lui mi ha risposto che non tratta i bunnies, tentando evidentemente di farmi sentire una criminale assassina. Invano.
Perciò eccoci a Le Lapin Sauté, dove, in un ambiente molto carino, molto rustico, e molto affollato di pupazzetti di conigli di tutte le forme e materiali, abbiamo mangiato le rillettes di coniglio con confetture di carote e di cipolle come antipasto, seguito da casseulet di coniglio ed anatra e da coniglio in salsa alle due mostarde. Buono, non eccezionale, la cottura del coniglio un po’ troppo in là.

Altro ristorante da segnalare è Le pain beni (24, Rue Sainte Anne, Haute Ville, zona Place d’Armes).
Abbiamo apprezzato il pollo nordafricheggiante ed il petto d’anatra con germogli e verdure di stagione su puré di sedano selvatico.

Ma il Québec è anche la patria di quello che è diventato il piatto tradizionale canadese, la (o il??) poutine. Per assaggiare la versione autenticamente Québecoiçe siamo andati nel ristorante che ha fatto delle specialità locali (caribou, bisonte, wapiti, cervo) la sua bandiera, Aux Anciens Canadiens.
Il ristorante è molto costoso se si ordina à la carte, oppure molto turistico se si va sul menù del giorno, e non ci ha molto impressionato, però si trova all’interno della Maison Jaquet, una delle case più vecchie di Québec, quindi siamo stati contenti di poter dare un’occhiata.
Tornando al poutine, che dire?

Poutine
Non mi piace proprio, anzi è proprio un piatto sbagliato: le patatine fritte sono buone quando sono croccanti, se me le servi con un gravy, oltretutto caldo per far fondere il formaggio… le patatine si ammosciano e l’insieme è solo una pesantata che nessuno sopra i 12 anni dovrebbe mangiare, se ha rispetto per il suo metabolismo.

Concludiamo con i souvenirs, ed a questo punto dovrebbe essere ovvio che non sto per parlarvi di fridge magnets e t-shirts! Segnalo l’épicerie Maison Jean-Alfred Moisan che sembra un vecchio emporio del far west però pieno di ogni ben di Dio!

Québec city, à bientot!
San Lorenzo PAN

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